© Tomaso Pensa

CONNESSIONI VIRTUOSE


Tommaso Pensa, come ogni artista immerso nella propria epoca, desidera comunicare per esprimere al mondo il proprio punto di vista, vive l’arte nella ricerca di un linguaggio per raggiungere le sue finalità.
In questo suo intento caratterizza la propria pittura filtrando attraverso la sensibilità e una conoscenza risoluta di sé, l’influsso proveniente dall’arte del passato e rafforzando la sua cifra stilistica mediante il linguaggio artistico d’elezione, il figurativo, che interpreta con grande energia.
Pensa, quindi, attingendo ai ricordi del passato storico, si nutre di quell’antica traccia e la supera per trasformarla e portarci al presente rinnovato.
La dimensione umana, la visione umanistica dell’uomo che permea le sue opere si mescola con l’intima memoria dell’artista, con la visione privata e individuale come se sulla tela Pensa creasse un proprio taccuino di viaggio che, oltre l’immagine, ci accompagna attraverso il mestiere pittorico in un percorso artistico - spirituale.
Senza compromessi o costrizioni, ci racconta, attraverso le opere, esperienze trascorse, ricordi lontani legati tra loro costruendo in realtà una mappa mentale ed un percorso che trascendono la fisicità che ci presenta con le immagini.
L’attenzione si concentra su frammenti di quotidianità, sul linguaggio del corpo, delle mani, sulla postura, sul tatto e su tutto ciò che pur essendo prettamente fisico ci tocca intimamente e vive nella memoria guidandoci nella nostra evoluzione, continuo divenire, in dejà-vu ricollegabili alla nostra vita personale e al tempo stesso umana e universale. Tommaso ci invita a cogliere la ricchezza fantastica nascosta negli attimi e nei gesti della nostra umanità quotidiana, il suo interesse trova appiglio in frammenti vitali trasportati dalla pittura dove i colori sono gli abitanti e i creatori di atmosfere e ambienti che attraverso gli occhi viaggiano spediti nello spazio e nel tempo di ciascuno di noi, pur rimanendo saldi nella memoria del nostro passato. Ogni tonalità corrisponde a una sensazione e ci racconta una storia vissuta e riformulata nel presente, creando connessioni virtuose, come in un atlante delle emozioni controllate che convivono in noi in un’armonia sospesa.

                                                                                               febbraio 2018                                                   Tiziana Todi                                                                                                             

FORTE, DIROMPENTE, SEMPRE GENTILE, SENZA OFFESA
Tommaso Pensa è un’artista romano che lavora con il figurativo, riprendendo l’uso dell’ombra dai maestri del seicento, la nutre con il materiale del bitume e la carica di significato nuovo, usando il classico come veicolo, ma immettendoci dentro degli elementi estranei ne crea un messaggio intenso, di denuncia e di presa di visione della realtà; sullo stato di fatto delle cose Pensa s’innalza oltre l’apparente.
L’arista fa un uso stravolto della tecnica, della prospettiva, usa gli elementi del vissuto quotidiano a suo piacimento, decontestuolizzandoli dal loro scopo; rendendo ancora più forti le immagini e i simboli che questi corpi nudi trasportano, caricandoli di peso, diventano il centro sulla scena e il nuovo significato da ricercarsi, nel gioco di rimandi creato, anche le stesse proporzioni iniziano a parlare.
Il corpo, è un corpo maestoso, nudo e imponente, di prepotenza esce da uno sfondo, senza nessuna importanza, perché ne ha avuta troppa, vivo del passato, superstite o scampato, trionfa protagonista, ma è in quel momento che Tommaso lo regredisce, il nudo corpo, a figura antagonista, che lotta nella sua forza inerte, corpo schiavo del suo simbolo e di se stesso; si capisce allora che l’attenzione, per fruire l’intera opera, dev’essere posta sull’oggetto, che pur piccolo acquisisce un peso enorme, ricalibrando tutto l’insieme. L’elemento diviene un simbolo e si contrappone al nudo, fondendosi nel messaggio.
I moti di denuncia sono prestiti e menzioni della cultura pop e il sacro si fonde con il profano; una canzone del gruppo rock-elettronico, Subsonica, è citata in un corpo automa e un’anima incantata, di plastica, sovrasta e lascia andare quell’autentica nello sfondo, come barca che affonda; gli occhi chiusi e le cuffie sono indossate, il corpo è isolato dal mondo esterno, per divenire sempre più un prodotto del suo mito, sembra rincorrere nella modifica quello che pretende dalla natura: “una carne sintetica nuovi attributi e un microchip emozionale, sogna di un bisturi amico che faccia di lei qualcosa fuori dal normale”.
Tommaso Pensa fa un grande studio delle mani e dei gesti che queste compiono, divenendo particolari universali, riescono ad esprimere nella loro tortuosità e snodo delle esperienze e un vissuto che il resto del corpo solo non riesce. Anche queste raccontano qualcosa che Tommaso non lascia che scompare.
Gli occhi nelle opere rimangono sempre appositamente nascosti, al fine che le mani divengano il corollario della sua storia e l’artista possa esprimersi con più verità e un’incisività libera; come se le mani non potessero mentire, non potessero sviare, sono fatti indiscutibili, inoperose o lavoratrici, le mani raccontano.
Pensiamo al nostro respiro come la nostra pelle, guardando fuori, come a qualcosa di non collegato. Abbiamo bisogno di distinguerci per riconoscere le Nostre Creature, chi siamo. Abbiamo bisogno di sentirci appagati da una riscossa, per non saperci comunicare in altro modo. Le mani, come il corpo, sono il veicolo che Tommaso Pensa usa, per mostrarci qualcosa su cui non avevamo riflettuto. Ritenendo di sciacquare i panni e nascondendo i simulacri, crediamo ai sentimenti come vincoli.
La società così è ritratta da metafore pittoriche in uno stile forte, dirompente, sempre gentile. Senza offesa.

                                                                                             Marzo 2018                                      Pier Paolo Piscopo

                                                                                                                                                 

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VIRTUOUS CONNECTIONS

Tommaso Pensa, like every artist immersed in his era, wants to communicate to express his point of view to the world, he lives art in the search for a language to reach its goals.

In this aim, he characterizes his painting by filtering through sensitivity and a resolute knowledge of himself, the influence of the art of the past and strengthening his stylistic character through the artistic language of choice, the figurative, which he

interprets with great energy.

Pensa, then, paints on the memories of the historical past, feeds on that ancient trace and overcomes it to transform it and bring us to the renewed present. 

The human dimension, the humanistic vision of man that permeates his works is mixed with the intimate memory of the artist, with the private and individual vision as if on the canvas Pensa created his own travel notebook that, in addition to

the image, accompanies us through the pictorial profession in an artistic - spiritual path.

Without compromises or constrictions, he tells us, through his works, past experiences, distant memories linked to each other, actually constructing a mental map and a path that transcend the physicality that he presents to us with his images.

The attention is focused on fragments of everyday life, on the language of the body, hands, posture, touch and everything that is strictly physical but touches us intimately and lives in our memory guiding us in our evolution, continuous becoming, in dejà-vu related to our personal life and at the same time human and universal. Tommaso invites us to grasp the fantastic richness hidden in the moments and gestures

of our daily humanity, his interest finds its hold in vital fragments transported by painting where the colors are the inhabitants and creators of atmospheres and environments that through the eyes travel through the space and time of each of us, while remaining firm in the memory of our past. Each shade corresponds to a sensation and tells us a story lived and reformulated in the present, creating virtuous connections, as in an atlas of controlled emotions that coexist in us in a suspended

harmony.

​                                                                                               february 2018                                                   Tiziana Todi 

STRONG, DISRUPTIVE, ALWAYS KIND, NEVER OFFENSIVE

Tommaso Pensa is a Roman artist who works with the figurative, taking up the use of shadow from the masters of the seventeenth century, nurturing it with bitumen material and the charge of new meaning, using the classic as a medium, but introducing foreign elements into it creates an intense message of denunciation and vision of reality, on the actual state of things Pensa goes beyond the apparent. 

The artist adopts a distorted use of technique, perspective, he uses the elements of

everyday life at will, decontextualizing them from their purpose,  aking even stronger the images and symbols that these naked bodies convey, loading them with weight, become the center on the scene and the new meaning to be sought, in the game of created references, even the very same proportions begin to speak. 

The body, is a majestic body, naked and commanding arrogance which comes out of a background of no importance, because it had for so long lived in the past, survived or escaped, triumphant protagonist, but it is at that moment that Tommaso regresses him, the naked body, an  ntagonistic figure, which fights in its inert power, slave body of its  symbol and itself; we then understand that in order to enjoy the entire

work, attention must be placed on the object, which despite being small acquires an enormous weight, recalibrating the whole thing. The element becomes a symbol and contrasts with the exposed combining into the message.

The motions of denunciation are borrrowings and mentions of pop culture and the sacred merges with the profane; a song by the rock-electronic group, Subsonica, is mentioned in an automaton body and an enchanted soul, made of plastic, dominates  and lets go of that  authenticity in the background, like a sinking boat; closed eyes and headphones are worn, the body is isolated from the outside world, to become more and more a product of its myth, which seems to chase in the change what it wants from nature: “A synthetic meat new attributes and an emotional microchip, dream of a friendly scalpel that makes her something out of the ordinary”.

Tommaso Pensa carries out a great analysis of the hands and the gestures that they make, becoming universal details, they are able to express in their tortuosity and articulation of experiences and an everyday life that the rest of the body alone is unable to achieve. These also portray something that Tommaso does not let disappear.

The eyes in the paint always remain purposely concealed, so that the hands become the corollary of his story and the artist can express himself with more truth and a free incisiveness; as though the hands could not lie, could not deflect, are indisputable, inoperative or working facts, the hands tell the story.

We think of our breath as our skin, looking out, as something unconnected. We need to distinguish ourselves in order to recognize Our Creatures, who we are. We need to feel satisfied with a resurrected one, so that we don’t know how to communicate in any other way. Hands, like the body, are the medium that Tommaso Pensa uses, to show us something we had not thought about. By thinking about rinsing clothes and hiding simulacra, we believe in feelings as constraints.

The society is thus portrayed by pictorial metaphors in a strong, disruptive, always gentle style. Never offensive

Marzo 2018                                      Pier Paolo Piscopo

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